Operata bambina di cinque mesi con tumore al cervello, sta bene

L’equipe medica dell’ospedale di San Giovanni Rotondo è riuscita in un vero e proprio miracolo: asportare una neoplasiadal cervello di una piccola bambina di soli 5 mesi. Nei giorni scorsi, infatti, la piccola creatura è stata sottoposta ad un delicato intervento per asportarle la massa tumorale dal cervello; era così estesa che occupava un quarto del volume cerebrale.

La piccola è arrivata all’ospedale di San Giovanni Rotondo, la Casa Sollievo della Sofferenza, dopo essere stata trasferita con urgenza dall’ospedale di Foggia: presentava perdita di coscienza, febbre e vomito; dai primi accertamenti diagnostici è subito emerso che i sintomi della povera bambina erano dovuti dalla presenza di una voluminosa neoplasia che occupava gran parte del cervello, causando un blocco di liquido cerebrospinale che, a sua volta, genera ipertensione cranica che può arrecare seri danni al tessuto cerebrale compromettendo per sempre alcune funzioni vitali basilari.

Il caso è stato subito trattato per l’emergenza quale era, infatti la piccola rischiava, nella migliore delle ipotesi, di vivere il resto della vita in uno stato vegetativo. Alla bambina, dopo la presa in carico dall’equipe di Neurochirurgia e Anestesia-Rianimazione II, è stata subito praticata una ‘derivazione ventricolare esterna’, una procedura che ha permesso di drenare il liquido cerebrale e ridurre così la pressione endocrina, stabilizzando così il quadro clinico in modo da poter intervenire tempestivamente ed asportare la massa tumorale.

Il neurochirurgo Vincenzo Monte ha spiegato come sia stato possibile accedere alla massa tumorale navigando all’interno dei ventricoli cerebrali con l’ausilio del microscopio operatorio ed è stato possibile, soltanto grazie all’uso di questo moderno apparecchio, rimuovere interamente la neoplasia. Il neurochirurgo ha spiegato anche quanto sia stato utile e quasi provvidenziale l’uso del neuronavigatore, uno strumento innovativo che crea una copia tridimensionale delle parti anatomiche sulle quali intervenire, così da avere sempre tutto sotto controllo ed operare prendendo soltanto rischi ‘calcolati’.

Alla piccola, nei giorni successivi all’intervento quando è stata in pericolo di vita, hanno fatto somministrare il sacramento battesimale ed hanno deciso di chiamarla ‘Pia’. La bambina, come se fosse stata una lottatrice professionista, ha superato i momenti critici ed ora è in netta ripresa ed ha perfino ripreso ad alimentarsi, chiaro segno di ripresa. Ora non è più in pericolo di vita e fra qualche tempo potrà tornare a casa e continuare con la sua vita, appena iniziata.

 

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