Se qualcuno mi avesse aiutato a guardarmi dentro, forse ora avrei il mio bambino

Ciao, vorrei raccontare la mia storia.

Era il maggio 2012…avevo da poco compiuto 17 anni ed era da più di un mese che ero in ritardo, ma non ci avevo dato tanto peso, forse perché ero abituata ad avere un ciclo irregolare, o forse perche avevo una paura tremenda di vedere il risultato di quel test che un sabato sera, a mezzanotte, ho avuto il coraggio di fare…POSITIVO…

Il buio…ho pianto tanto per diversi minuti.. Il mio ragazzo anche, ha voluto stare da solo per qualche ora, non mi ha rivolto la parola ed è stato solo, in camera mia, spaventato come lo ero io…poi abbiamo preso coraggio e ci siamo abbracciati e ci siamo detti: “insieme supereremo anche questa”.

All inizio abbiamo pensato che fosse meglio non dirlo a nessuno, di risolvere le cose da soli, ma io non ce l ho fatta, era un lunedì, io ho lavorato tutta la mattina con quel pensiero fisso e ho pensato che senza mia madre non ce l avrei mai fatta.

Sono partita dal lavoro alle 14:00, pioveva e avevo solo il mio motorino, sono andata da lei e mi ha capito con uno sguardo mi è bastato dirgli ” ho fatto una cazzata e non so come dirtelo ” lei mi ha detto: “sei incinta vero?” sono scoppiata a piangere e lei mi ha detto una sola frase ” vai a casa in un modo faremo”.

Non avrei mai pensato cosa avrei dovuto passare da quel momento in poi. Alla prima ecografia, quella frase della dottoressa “il bambino è sano,il cuore tutto bene” e dentro di me il gelo. La visita al consultorio…la ginecologa era antipatica l’ ho odiata, mi riempiva di domande e io ero solo una bambina.

Ho firmato l’ intervento e cosi hanno fatto i miei genitori, all’epoca già divorziati, ma mio padre mi è stato vicino come non mai e l’ ho amato tanto In quel momento. Il giorno dell ‘intervento,mi sono svegliata alle 6 e 30, il tempo di una doccia ed ero all’ ospedale., le infermiere erano gentili ma sentivo che nessuno potesse mai capire il mio stato d’animo.

Mi hanno fatto mettere il camicie per l’ operazione, mi hanno portato a fare l’anestesia, l’anestesista mi ha fatto un paio di domande, poi “respira qui e conta fino a 10″…” 1 2 3..buio totale. Poi non ricordo più nullo, mi ricordo solo il dolore che ho sentito da quel momento fino ad ora.

Se qualcuno mi avesse aiutato a guardarmi dentro, forse ora avrei il mio bambino, la mia vita avrebbe un senso e tutto questo dolore non esisterebbe. Sono passati quasi 4 anni e penso a lui tutti i giorni.

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