Cronache della disperazione: La fame e l’abbandono uccidono più del terremoto.

Una scatoletta di tonno, un barattolo di pomodoro e un pacco di lenticchie a famiglia.
Arriviamo in un paese sotto Rieti con la Protezione Civile a consegnare un container e la disperazione delle persone terremotate si respira appena scendiamo dalla macchina.
Muri di neve accatastata accanto alle tende e alle roulotte, un freddo gelido, e negli occhi delle persone tantissima tristezza.
Ci raccontano della loro vita, devastata da terremoto e neve, e ci raccontano dell’umiliazione ancora più grande: la fame.
Intere famiglie che, malgrado i depositi pieni di viveri offerti da tutti noi, accatastati e mandati in rovina, ricevono razionate, per quattro persone, una scatoletta di tonno al giorno, due merendine, un barattolo di pelati e un pacco di lenticchie.
Persone con una dignità infinita che hanno lavorato una vita intera, e hanno perso tutto con una scossa di terremoto, che al freddo, da cinque mesi, fanno dieci minuti a piedi per farsi una doccia nel container dei pompieri, docce comuni, senza privacy e senza stufe, poi con i capelli bagnati tornano nella tenda o nella roulotte per altri dieci minuti a piedi.
Persone che hanno fame, e ci dicono:
“Mangiate con noi…ma abbiamo solo la pasta, noi non abbiamo il secondo per mangiare…”
Peggio della grande guerra, peggio della carestia, perché?
Perché dopo tutti i soldi versati con gli sms, dopo tutte le buste di spesa fatta dalle famiglie italiane, dopo tutte le promesse…..i terremotati muoiono anche di fame?
E stanno in silenzio, i sindaci non vogliono che si denuncino questi fatti, paura, tristezza, senso di abbandono totale. E poi li guardi e chiedi:
“Ma tu come stai?”….e rispondono “bene” e poi iniziano a piangere.

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