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Mamma in affitto si pente: “Tengo il bimbo”. Ma il giudice dà ragione ai genitori gay adottivi

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Si offre come madre in affitto ma dopo cambia idea. Per i giudici, in seguito ad una lunga battaglia legale, però, la donna dovrà rinunciare alla custodia del bimbo in favore della coppia che ha aiutato a diventare genitori. Una madre surrogata pentita della sua decisione, aveva fatto richiesta per la custodia del bimbo nato 18 mesi fa, tuttavia la mamma del piccolo ha perso la sua causa contro la coppia gay con cui si era messa d’accordo per mettere in affittò il suo utero. E dovrà rinunciare al piccolo, come stabilito dal giudice di appello.

La decisone del giudice

mammaLa donna aveva firmato un accordo con la coppia conosciuta online, e più di due anni fa, nel settembre del 2015 era volata a Cipro per effettuare il trasferimento di un embrione in una clinica specializzata. In seguito è avvenuto un litigio al quale è seguito la decisione della madre surrogata e di suo marito di tenere il bambino, venuto al mondo ad aprile dello stesso anno. La coppia gay ha quindi intentato causa, vinta in primo grado e ora anche in appello. I giudici hanno inoltre dichiarato che la decisione di concedere alla donna e a suo marito di vedere il bambino solo 6 volte l’anno è più che giusta. In questo caso, per tanto, i tribunali hanno dato maggior rilevanza al fattore genetico (uno dei due componenti della coppia è il padre biologico del piccolo) e al benessere psicologico del bambino che, a parere dei giudici, verrebbe assicurato vivendo con il vero padre.

I giudici hanno però rimproverato la coppia gay per aver reso nota la vicenda pubblicizzandola e gli hanno imposto di non parlare con la stampa o i media. Da quest’avvenimento potrebbe essere realizzata una legge specifica volta a regolare gli accordi di maternità surrogata.

Le tolgono il figlio: “È malato di PlayStation”

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Il figlio ha una vera fissazione per la PlayStation e per tale ragione il giudice dei minori dispone l’allontanamento dalla madre e l’affidamento a una comunità. La donna però ha dichiarato: “Non lascerà che portino via mio figlio contro la sua volontà, ora vive nel terrore di vedere arrivare i carabinieri”.

Tolto alla madre perché passa troppo tempo davanti la PlayStation

Il giudice del Tribunale dei Minori di Brescia, ha decretato all’allontanamento di un ragazzino di Crema dalla madre e il trasferito in comunità. Il motivo di tutto ciò? Trascorre la quasi totalità del suo tempo di fronte ai videogiochi, rimanendo estraneo di fronte a qualsiasi altro impegno prima fra tutti la scuola. Così è stato deciso il suo allontanamento (anche forzato) dalla casa del ragazzo e dalla famiglia, i quali gli avrebbero reso possibile una condotta nociva per la sua vita.

PlayStationLa vicenda è trattata anche dal quotidiano il Giorno, che ha deciso di dare parola alla madre del minore, che ha fatto sapere che il figlio da quando è venuto a conoscenza della decisione del giudice vive in uno stato di vero e proprio terrore:

“Ci hanno portato a vedere la comunità dove mio figlio dovrebbe andare e ci hanno ribadito che se opporremo resistenza arriveranno i carabinieri. Questo ha terrorizzato il ragazzo, e non va più a scuola perché ha paura di vedere irrompere in classe i carabinieri. Unico aspetto positivo, l’insegnante di sostegno, quando ha saputo quel che capita, si è offerto di venire a casa a dargli lezione. Comincerà lunedì.”

La madre del ragazzino durante l’intervista ha ribadito la sua decisione di fare ricorso e che non permetterà mai che suo figlio venga allontanato da casa, a meno che lui stesso non lo chiede esplicitamente. La mamma del ragazzo ha anche denunciato di non aver mai ricevuto l’aiuto richiesto e il sostegno adeguato per porre fino l’ossessione per la PlayStation. “Forse posso rimproverarmi di non aver saputo gestire nel modo corretto il problema sin dall’inizio, quando si è presentato”, ha continuato. Alla donna tre anni fa per un breve periodo era già stata tolta la figlia 15enne.

Céline Dion: devo la mia vita a quel sacerdote

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Nel 1967 Thérèse Dion, mamma di altri 13 figli, ha scoperto di essere nuovamente in dolce attesa. La sua famiglia era povera e numerosa e lei non voleva avere altri figli. Per tale ragione si recò angosciata dal sacerdote in cui riponeva la propria fiducia e si confidò con lui dicendo che stava prendendo in considerazione l’idea di abortire.

Viva grazie a quel Sacerdote

Il sacerdote cattolico le rispose che non doveva togliere una vita che non le apparteneva, che non aveva il diritto di andare contro la natura e soprattutto che non poteva andare contro la volontà di Dio.

Céline Dion

Così il 30 marzo 1968 è venuta al mondo Celine Dion, ultima di 14 fratelli e con il dono di una voce mozzafiato che l’ha portata ad essere una delle più grandi stelle del panorama musicale.

“Ho 13 fratelli e io sono l’ultima, l’incidente… Devo ammettere che devo la vita a quel sacerdote. Appena mia madre si è ripresa dallo sconforto, non ha perso un solo minuto ad autocommiserarsi, e mi ha amato nel modo appassionato in cui aveva amato tutti”, ha fatto sapere la cantante durante un’intervista nel 2001.

Ogni essere umano possiede un valore infinito con potenzialità strabilianti, e Céline Dion è una testimonianza vivente di fronte a milioni di persone che la volontà di Dio è sempre buona e perfetta. In questa storia, però, non è coinvolta solo la volontà di Dio, ma anche quella di Thérèse.

C’è da dire che quando una donna decide di abortire di solito lo fa perché immersa in uno stato di crisi che non le permette di analizzare il problema e di valutare possibili alternative. Se la madre di Céline si fosse sottoposta ad aborto, sarebbe stato considerato un aborto per cause socio-economiche, ovvero a causa della povertà. È per questa ragione che l’aborto lo si può considerare anche come un fallimento collettivo, perché è sintomo di una società malata che ha lasciato da sole tutte quelle donne che si sono trovate di fronte a una gravidanza inaspettata o difficile.

La libertà dà la possibilità di scegliere tra il bene e il male e raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio. La volontà di Thérèse in armonia con la volontà di Dio ha dato al mondo un regalo meraviglioso: la vita di Céline Dion.

Ricordiamo che la paura e i problemi sono realtà momentanee che possono cambiare in un secondo, ma la vita umana è unica e insostituibile, per questo è corretto dire che a tutto c’è rimedio fuorché alla morte, dato che perdendo una vita umana non possiamo recuperarla.

Madre Teresa di Calcutta lo aveva capito davvero bene. Quando le chiesero se non pensava che in India ci fossero troppi bambini rispose: “Lei pensa che ci siano troppi fiori nel campo? Troppe stelle in cielo? Guardi questa bambina, è portatrice di vita. Non è una meraviglia? Come non amarla?”.

La stessa cosa si può ‘applicare’ al caso di Thérèse: quanti fratelli sono veramente “troppi” figli? Guardate Céline Dion, è portatrice della vita. Non è una meraviglia? Come non amarla?

Isabella e Gabriella, le splendide gemelle con un colore di pelle diverso

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Isabella e Gabriella sono due gemelline che hanno un colore di pelle diversa tra loro e con la loro bellezza hanno conquistato Instagram, diventando delle star!

Isabella e GabriellaQueste due bambine si chiamano Isabella e Gabriella. Sono due gemelline con un colore della pelle diverso l’una dall’altra, e questa peculiarità le ha rese delle vere star su Instagram. Le piccole sono le protagoniste di un profilo, chiamato @littlestronggirls, che ha all’incirca 26 mila followers. L’account è stato aperto dalla mamma delle gemelle, Clementine Shipley, per raccontare i progressi nella crescita delle piccole. Oggi Isabella e Gabriella hanno sette mesi, sono due bambine vivaci e molto amorevoli. Gabriella ha la pelle più scura di sua sorella, un sorriso contagioso e due bellissimi occhi neri. Invece Isabella ha una carnagione chiara e ciglia lunghissime che fanno da cornice a dei grandi e meravigliosi occhi grigi. Entrambe sono bellissime e sui social i fans non fanno che commentare le foto in cui giocano, ridono e si divertono insieme.

“Isabella è una bambina molto calma e rilassata – ha affermato la mamma -, ride sempre ogni volta che qualcuno la osserva e adora ricevere il solletico. Gabriella, invece, ha cominciato a gattonare a cinque mesi e da allora non ha più smesso di muoversi, è molto sorridente e ha un’energia contagiosa”.

Isabella e GabriellaLe gemelline hanno fatto il loro debutto sui social il passato luglio e da quel momento hanno collezionato moltissimi mi piace e tanti followers. Insieme a loro, in diversi scatti, c’è anche Angelina, la sorella maggiore che ha tre anni. “È stata una decisione incredibile condividere le foto delle nostre bambine online – ha fatto sapere Clementine, senza nascondere di aver ricevuto anche dei commenti cattivi sul social -. Alcune volte riceviamo commenti negativi sul colore della pelle di Gabriella, chiedono se la amiamo e se è considerata bella nonostante il colore della sua pelle, ma tentiamo di affrontare questa situazione nel modo migliore possibile”.

In molti si domandano come è possibile che le gemelline siano così diverse. A tal riguardo la donna ha spiegato che non nascono da un matrimonio di razza mista, ma sono delle vere afroamericane. Sia gli occhi grigi che la pelle più scura sono tratti che caratterizzano la famiglia Shipley.

Bono degli U2: “La morte non ha potere su di me perché Gesù è morto anche per me”

Il famoso cantante irlandese degli U2 riflette sui Salmi e sulla vita cristiana. E ricorda il suo viaggio in Terra Santa: “Qui la morte è morta”.

L’artista irlandese ammette che “la morte non ha più potere su di me come ne ha avuta a 14 anni, quando è morta mia madre. Una parte della nostra psicologia si basa sulla paura della morte. La Scrittura dice che ora vediamo come in uno specchio, ma allora vedremo faccia a faccia. Sapendo ciò, la vita è più facile. Io non vedo l’ora di vederci chiaro, su tutto!”.

Bono“Ero a Gerusalemme in pellegrinaggio con la mia famiglia, e andai sul Golgota dove Gesù fu crocifisso. Trascorsi lì un po’ di tempo, da solo, dove la morte è morta. Pensavo proprio questo: ‘Qui la morte è morta perché Gesù l’ha vinta’”, ha dichiarato Bono, il famoso cantante degli U2, durante delle interviste che ha rilasciato, nelle quali ha parlando dei salmi e della fede cristiana.

Paul David Hewson (Bono) ha partecipato alla videoserie Bono & David Taylor: Beyond the Psalms, prodotta dalla Fuller Theological Seminary, un’istituzione evangelica la cui sede è in California.

Bono ha affermato che “la cosa più difficile che richiedono i salmi è l’onestà. Leggo la Sacra Scrittura e vi trovo adulteri, assassini, egomaniaci… come molti dei miei amici! Quella che David fa al marito di Betsabea è incredibile… È un passaggio così buio. Ma nei salmi successivi si riflette tutta la grazia e la redenzione. 

È l’onestà a caratterizzare questi versi. Non possiamo piacere a Dio se non essendo brutalmente onesti. Questa è la radice del nostro rapporto con Dio. 

L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondere”.

Testimonianza choc: «Io, prigioniera di una medium dopo un’infanzia di abusi»

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Il rifugio in una medium dopo un’infanzia di abusi. È la terribile vita che ha vissuto Anna (nome scelto per proteggere la privacy di questa donna). Un incubo che fortunatamente è finito e che la donna ha avuto il coraggio di raccontare venerdì sera a il ‘Gazzettino’ per far si che tutti sappiano che questi fenomeni sempre più diffusi, prime fra tutte le sette.

Gli abusi

«Ho subito abusi fin dall’età di 4 anni da parte di un amico di famiglia – inizia il racconto della donna –: mio padre aveva un passato di alcolismo, senza parlare della separazione e del ricongiungimento dei genitori. In quel periodo – avevo 6 anni – vissi dai parenti materni con una fortissima partecipazione al cattolicesimo, questo mi portò ad aver uno spiccato senso di unione con Dio. Mancando la presenza di papà, Gesù era diventato il mio vero padre».

La morte della mamma

Anna«Dopo la morte della mamma iniziai ad avere un’avversione verso tutto non accettando un Dio che mi tolse ciò a cui volevo più bene – ricorda Anna –: una madre che mi coccolava, ma che avevo dovuto vedere morire lentamente. Dal giorno in cui seppi della malattia iniziai ad aver paura e rabbia verso la vita. Iniziai a fumare sigarette, spinelli, a bere molto alcool: dall’ascoltare Cristina d’Avena, passai all’heavy metal. Conobbi tossicodipendenti, trascurai la scuola superiore e fui bocciata più volte. Al secondo anno fu per un 7 in condotta: avevo fatto uso di droghe leggere a scuola e finii al Pronto soccorso».

Il contatto

«In quel periodo papà, che era molto triste, solo e impotente per la situazione familiare, entrò in contatto con una medium – prosegue Anna -. Un giorno mi disse che c’era una signora che poteva parlare con la mamma. Fui incuriosita, ma sapevo che il cattolicesimo dice di non contattare gli spiriti. Però volevo riavere mia madre vicino. Andai dalla medium con molto scetticismo. Era una signora di mezza età, semplice, una scrittrice. Dissi poche cose: Non posso più andare a scuola: devo andare a lavorare, non so cosa fare e soprattutto voglio parlare con mia madre’. Lei rispose che la sentiva vicino a me, che mi stava abbracciando, che era triste per come stavo vivendo. Aggiunse che la mamma voleva che mi ricordassi im momenti belli in cui mi abbracciava, quando mi riprendeva per le spavalderie dicendomi stupidina. A quella parola mi si chiuse lo stomaco. La mamma usava spesso quell’espressione. Dopo qualche giorno disse che voleva fare una ricerca del mio passato. Sostenne che anche se la chiesa non lo affermava, esiste la reincarnazione: ci purifichiamo, miglioriamo e ci avviciniamo a Dio. Potrai parlare con tua madre solo dopo aver fatto un lungo percorso e tutte le esperienze con persone negative – mi intimò – è necessario per farti vedere dov’è il male, mentre tu sei il bene. «Mi disse che in passato ero sua figlia, lei era Lucrezia Borgia ed io la piccina disabile morta poco dopo la nascita. Obbedivo a tutto quello che mi diceva: non potevo pensare diversamente da lei perché sosteneva che ogni divagazione era tutta opera del diavolo e sarebbe scattata una punizione».

Vita dissoluta

«Iniziai a fare cartomanzia, cambiai dieta fino ad andare in anoressia – spiega Anna -. Conobbi molti medium, iniziai a leggere solo libri riguardanti la spiritualità. Ormai la gente aveva paura di me, il mio fisico era deperito, avevo mille pensieri che correvano nella mente. Il tempo trascorreva molto lento, spesso scrivevo il mio nome e cognome per non dimenticare chi fossi, i parenti erano nemici, mi veniva inculcato che ora leggevo anche le menti delle persone. Un giorno ero sopra un davanzale: stavo per buttarmi ma poi mi venne un dubbio e pensai che invece di morire avrei potuto restare paralizzata. Poco dopo ritrovai la strada»

Shock! Roma, manifesti contro l’aborto. Donne in rivolta: “È una grave offesa”

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L’associazione Prolife ha riempito le strade di Roma  con dei manifesti antiabortisti nei quali si vede un feto minacciato da un paio di forbici e la scritta “Dal 1978 più 6 milioni uccisi dall’aborto”. Forte la reazione delle donne nella politica.

Stanno destando tanto scalpore i manifesti affissi per tutta la Capitale dall’associazione Prolife, dichiaratasi contro l’aborto. I manifesti raffigurano un feto minacciato da un paio di forbici e le scritte “Un bambino ucciso ogni 5 minuti” e “Dal 1978 più di sei milioni uccisi dall’aborto. Ricordiamo anche questi morti”.

manifestiQuanto accaduto ha provocato la dura reazione delle donne impegnate nella politica capitolina. Michela Di Biase, consigliere comunale a Roma, sul suo profilo Facebook, ha pubblicato una foto del manifesto e le seguenti parole: “Guardo con sconcerto i manifesti affissi a Roma da ‘Prolife’. Si tratta di una vergognosa offesa a tutte le donne e ai diritti conquistati dopo anni di battaglie civili. Una provocazione che calpesta la sensibilità delle romane e dei romani. Chiedo alla Sindaca Raggi di rimuovere rapidamente questo inaccettabile attacco ai diritti e al corpo delle donne. La legge 194, quella che dal ’78 ha reso legale l`interruzione volontaria della gravidanza, ha garantito alle donne la possibilità di effettuare l`aborto in condizioni sicure dal punto di vista sanitario, abbattendo in maniera quasi assoluta l`incidenza della mortalità legata alle complicanze dell`intervento, le infertilità secondarie e le altre penose conseguenze fisiche derivanti dalle condizioni spesso spaventose in cui venivano praticati gli aborti clandestini. Il Sindaco può oscurarli, le chiedo di farlo”.

La richiesta alla Raggi di oscurare i manifesti

Anche le donne del PD (Partito Democratico) hanno espresso la propria opinione a riguardo. “Sono offensivi verso le donne e che ci riportano indietro nella conquista dei diritti civili. Chiediamo alla sindaca Raggi di oscurare immediatamente questi manifesti – è possibile leggere in una nota – Solo pochi giorni fa rivendicava come una conquista il fatto che, grazie al regolamento sugli impianti pubblicitari votato a luglio 2014, a Roma sono vietati messaggi sessisti e che ledono la dignità delle persone. Il PD ha votato quel regolamento e ribadisce la necessità che Roma continui ad essere in primo piano nella difesa dei diritti delle donne. Tanto più nel mese in cui ricorre la giornata contro la violenza sulle donne, violenza sia fisica che morale e nei messaggi. Le donne del PD si aspettano che l’amministrazione comunale si attivi per oscurare e condannare questi manifesti”.

Sacerdote di Bologna su Facebook «Emma Bonino ha ucciso più di Totò Riina»

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In seguito al caso del prete che accusava una ragazza vittima di stupro «di essersela cercata» un altro prete accusa Bonino per le vittime degli aborti. La Bonino risponde

BoninoA  distanza dalle critiche e dalle polemiche sollevate dalle parole scritte sulla sua pagina Facebook da un parroco bolognese, don Lorenzo Guidotti, riguardo l’abuso subito da una 17enne in seguito ad una serata all’insegna dell’alcol, per la quale aveva detto di non provare pietà, ora è il turno di un altro sacerdote bolognese. A finire al centro dell’attenzione è Francesco Pieri, che su Facebook, ha pubblicato questo commento: “Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?”. Il riferimento è all’aborto, pratica per la quale l’esponente radicale si è battuta a lungo.

Commenti a favore

Pieri, docente alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna in seguito alle sollecitazioni di chiarimenti, non rilascia alcun commento. Però su Facebook, ha sottolineato che «moralmente non c’è differenza» tra Bonino e il capo di Cosa Nostra e prosegue, rispondendo a un utente che scrive, `sicuramente la Bonino´, «il che non rende certo migliore Riina, ma dice qualcosa sulle nostre ipocrisie diffuse».

La citazione del Concilio Vaticano

Bonino

Il parroco ha, inoltre, ricordato che il Concilio Vaticano II con la sua `Gaudium et spes´, «mette l’aborto (non importa se legalizzato,ospedalizzato e mutuabile o no) in serie con `genocidio, omicidio volontario´ e altri crimini orrendi (GS 27), tra cui certamente quelli di mafia, e lo definisce `abominevole delitto´ (GS 51). Solo che vedo meno gente disposta a indignarsi e schierarsi per `questi´ innocenti. Anche tra chi metterebbe la mano sul fuoco per il Vaticano II». Sulla sua pagina Facebook don Pieri ha menzionato anche il cardinal e arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi, scomparso nel 2015 ricordando un articolo del 1998, in cui Biffi metteva a confronto l’aborto ai lager nazisti: “la massima vergogna del `900, che pure ha conosciuto le più orrende infamie della storia, come i molti e diversi genocidi che sono stati perpetrati – dichiarava Biffi durante la Giornata della Vita –, resta senza dubbio la legalizzazione e il finanziamento pubblico dell’aborto”.

La risposta della Bonino “Don Piero non insulta me ma milioni di donne”

“Gli insulti qualificano chi li fa non chi li riceve e, comunque, immagino che questo Don Piero abbia fatto il mio nome per rappresentare milioni di donne che hanno subito in un modo o nell’altro il trauma dell’aborto. L’offesa quindi non l’ha rivolta a me ma a milioni di donne italiane”. Così Emma Bonino risponde alle pesanti accuse di Don Francesco Pieri

L’aborto è il vero e più grande male del secolo

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Sarebbero 18mila i bambini che muoiono durante aborti effettuati nel cosiddetto ultimo termine, la ventesima settimana, il limite massimo concesso dalla legge americana, bambini che sono ormai del tutto formati e in ottima salute. Lo ha detto il deputato Trent Franks in una intervista al sito LifeNews.com: “Bambini innocenti e senza difese che sentono tutto il dolore fisico di quanto si sta loro facendo ma che in molti casi sopravvivono anche fuori del grembo materno e che vengono uccisi senza neanche il minimo di anestesia”. Urlano e piangono, ha detto ancora ma per via del liquido amniotico che copre le corde vocali invece dell’aria, non si sentono queste grida disperate. Ma non sempre è così: spesso queste urla e pianti si possono udire. Lo ha raccontato una ex dipendente della clinica abortista Kermit Gosnell di Philadelphia dicendo che durante un aborto è rimasta sconvolta dalle urla di un bambino che veniva ucciso dopo essere uscito dal grembo. Per resistere a queste scene, Sherry West, l’infermiera, ha detto che cercava di convincersi di trovarsi davanti a una sorta di cavia e non a un essere umano. La clinica in questione è adesso sotto processo per numerosi casi di omicidio di bambini uccisi dopo essere nati. Sherry West è tra i testimoni al processo e a proposito di quanto ha assistito, visibilmente sconvolta al ricordo, ha detto di non sapere come descrivere le urla che sentiva, paragonandole a quelle di una specie di alieno. Il parlamento americano nei prossimi giorni voterà una proposta di legge per ridurre il termine di aborto prima della ventesima settimana.

Il sussidiario.net

La commovente lettera di una mamma che non vedrà crescere i suoi bambini

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“Non sarò in giro per vedervi crescere, è una cosa difficile da dire ed anche da affrontare. So che vostro padre, la mia famiglia e i nostri amici mi terranno in vita per voi il più possibile, ma ci sono alcune cose che dovete sentire da me.” La lettera che ha commosso il mondo

Hugh e Alfie Il cancro è una malattia, che nella maggior parte dei casi, quando si presenta, non è sempre facile da combattere. La protagonista di questa storia si chiama Sara Chivers. Circa 9 anni fa, nel 2008, a soli venticinque anni, le hanno diagnosticato un cancro al cervello, che è stata in grado di combattere, grazie alle cure ed una grande forza di volontà.

Si è ripesa ed è andata avanti con la sua vita, si è sposata e ha avuto dei meravigliosi bambini, Hugh e Alfie. Ma quel terribile nemico si è ripresentato, le  diagnosticano di nuovo un cancro al cervello, molto aggressivo e terminale e la cosa peggiore, è che questa volta non ha speranze e di conseguenza non potrà vedere i suoi bambini crescere.. Per questa ragione, decise  di scrivere una lettera, che è diventata virale e che vi farà commuovere…

La lettera

“Cari Hugh e Alfie,

Non sarò in giro per vedervi crescere, è una cosa difficile da dire ed anche da affrontare. Dovrete sentire dagli altri le cose su di me me: il mio profumo preferito è Michael Kors, il mio piatto preferito sono gli spaghetti alla bolognese, l’inverno è la mia stagione preferita. Vorrei essere una cuoca migliore.. So che vostro padre, la mia famiglia e i nostri amici mi terranno in vita per voi il più possibile, ma ci sono alcune cose che dovete sentire da me.

Hugh e Alfie

Amore duro. Come si suol dire meglio aver amato e perso, che non aver amato affatto. É questo quello che provo per voi. Il cuore spezzato non si avvicina a descrivere il dolore che sento di non essere nelle vostre vite in futuro, ma non cambierei mai o rinunciare al tempo che abbiamo trascorso insieme e all’immensa gioia che mi avete portato. Siete senza dubbio il mio successo nell’orgoglio.

Fate attenzione a studiare, ma sapete che c’è molto di più nella vita scolastica piuttosto che sopra i libri di testo. Giocate a sport di squadra. Provate uno strumento musicale. Apprendete una lingua.. Siate gentili con vostro padre, non sarà facile per lui allevarvi da solo, ma ogni decisione che prenderà sarà per curare i vostri interessi. É un padre eccezionale e un modello di ruolo. Non permettetegli di dubitare di se stesso, o del meraviglioso lavoro che farà a sollevare degli uomini che sogno diventiate. 

Hugh e AlfieVostro padre è l’uomo più ammirevole e coraggioso che abbia mai conosciuto. Lui è il mio compagno, il mio rock, il mio tutto. Ha mostrato la vera grinta di fronte alle nostre avversità e senza di lui accanto a me mi sarei sbriciolata. Sarò per sempre grata per il tempo che abbiamo trascorso insieme, i ricordi che abbiamo creato, l’amore che abbiamo condiviso. Era sempre lui. Sarà sempre. 

Con amore mamma.”

Anche se questa lettera fa spezzare il cuore, per i loro bambini potrebbe essere un sostengo durante la vita che dovranno affrontare.